Cancro Primo Aiuto ha donato un elettrocardiografo all’Ospedale Valduce di Como

Cancro Primo Aiuto ha donato un elettrocardiografo all’Ospedale Valduce di Como

E’ stato possibile regalare il prezioso strumento grazie anche ai proventi di una gara sul green del Golf Club Villa d’Este di Montorfano

 

Un elettrocardiografo dedicato alla cura delle donne. E’ quello donato quest’oggi all’Ospedale Valduce di Como dall’associazione Cancro Primo Aiuto. Alla consegna erano presenti, tra gli altri, Madre Emanuela Bianchini, madre generale della Congregazione Suore Infermiere dell’Addolorata, Riccardo Bertoletti, direttore sanitario dell’Ospedale Valduce, Luciana Ambrosiani, responsabile della Breast Unit del nosocomio comasco, mentre Cancro Primo Aiuto era rappresentata dai consiglieri Giovanni Anzani e Federico Lundari.
«Oggi ci viene donato un elettrocardiografo che andrà a sostituire uno strumento simile un po’ vetusto – ha spiegato Ambrosiani – E ci permetterà di realizzare un sogno, perché questa apparecchiatura verrà riservata esclusivamente alla Palazzina San Camillo, dedicata alle patologie femminili, dove vorremmo concentrare tutto l’iter diagnostico che riguarda le donne che poi vengono seguite nel nostro ospedale».
«Come sanitari, abbiamo bisogno di sentire il sostegno del territorio, che testimoni come la nostra attività sia utile, al di là di quello che possiamo pensare – ha dichiarato Bertoletti – La donazione, ci fa capire che siamo apprezzati ed è quello che ci fa andare avanti. Inoltre, avere una collaborazione costante e continua nel tempo da parte di Cancro Primo Aiuto in tutta una serie di iniziative, dalle parrucche per le donne sottoposte a chemioterapia così come in altri campi, è quello che ci serve: è la carica che ci permette di affrontare, Covid o non Covid, le problematiche che abbiamo davanti».
«Ci fa piacere che il nostro intervento sia apprezzato – ha commentato Anzani – soprattutto per me che sono brianzolo-comasco. Sono convinto che questa proficua collaborazione con l’Ospedale Valduce darà ottimi frutti anche in futuro». «E’ stato un anno parecchio difficile – ha continuato Lundari – Il Covid è stato un grande scoglio; però non ci siamo persi d’animo e siamo riusciti a continuare nelle nostre attività di supporto ai malati di cancro e alle strutture ospedaliere come quella di oggi».
«Per rispondere ai bisogni dei malati – ha concluso la madre generale – abbiamo bisogno di ottimi professionisti, ma vanno aiutati con degli strumenti e con una tecnica sempre più avanzata. Con il vostro intervento lo possono fare».

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